SpongeBob è uno di quei personaggi senza tempo: nonostante la spugna dalle folte ciglia abbia infatti “solo” una ventina d’anni sul groppone, l’estro delle sue scorribande e il taglio totalmente nonsense e surreale della scrittura lo ha reso in pochissimo tempo un personaggio assolutamente iconico. Il genio del compianto Stephen Hillenburg, scomparso a soli 47 anni, ha dato vita a una serie di personaggi, situazioni e battute memorabili, in grado di conquistare trasversalmente grandi e piccini, grazie un character design grottesco ma morbido e coloratissimo e una brillante messa in scena ricca di piccole e grandi chicche assolutamente imperdibili.

SpongeBob Squarepants: Battle for Bikini Bottom uscì nella sua prima veste nell’ormai lontano 2003, riscosse un discreto successo di critica e pubblico, soprattutto quello più giovane, grazie a uno stile fresco e una varietà di situazioni non entusiasmante ma comunque valida, coadiuvata dallo stile esilarante di comprimari e non. A tredici anni di distanza, il titolo arriva nuovamente sugli scaffali in una versione “rehydrated”, un remake a opera di Purple Lamp Studios e distribuito da THQ Nordic, approdando su Nintendo Switch, Xbox One, PlayStation 4 e Windows. La formula ludica rimane pressoché invariata ma il prodotto si arricchisce sul fronte tecnico grazie all’Unreal Engine 4 e con un doppiaggio interamente in italiano. SpongeBob, Patrick e Sandy sono pronti a “tuffarsi” in quest’avventura, e voi?

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Le bizzarre avventure di SpongeBob

Plankton è di nuovo all’opera. La (poco credibile) nemesi di Mr. Krab ha creato una serie di agguerriti robot per potersi impadronire della tanto agognata ricetta del Krabby Patty, l’hamburger più apprezzato nelle profondità marine di Bikini Bottom. Ovviamente si tratta dell’ennesimo piano fallace pronto a ritorcerglisi contro, risultato? Bikini Bottom è ora invasa da sanguinosi robot senzienti privi di qualsiasi controllo e obiettivo, se non seminare caos e distruzione. Questo piccolo preambolo serve come mero espediente per avviare la storia ed è compito di SpongeBob e amici arrestare l’apocalisse robotica scatenata erroneamente dal crudele(?) microbo marino.

Nelle varie macro-aree esplorabili ci si imbatte in tutti i personaggi della serie, da Squiddi alla Signora Puff, passando per Larry e il mitico Amico Bolla, pronti ad assegnarci un compito o fornire preziosi consigli su come affrontare al meglio le sfide che ci si parano dinanzi e collezionare le ambitissime Spatole d’Oro. Nella sua semplicità, la storia scorre piacevolmente presentando sin dall’inizio una serie di battute e freddure che spaziano dal demenziale all’arguto, strappando qualche sincera e fragorosa risata in pieno stile SpongeBob. In questo senso, il titolo non è invecchiato di un giorno e funziona anzi egregiamente, pur con qualche incertezza dovuta non tanto all’età del prodotto quanto ai ritmi di un media diverso che non sempre riesce a stare al passo con quello d’origine. In definitiva però, l’assurda avventura dei protagonisti convince ancora oggi proprio grazie a quella verve folle che contraddistingue il brand, ancora in forma.

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Old School

Ciò che rimane pressoché invariato in Battle for Bikini Bottom è l’impianto ludico. Sostanzialmente ci si trova davanti a un platform 3D d’altri tempi, con la possibilità di utilizzare tre differenti personaggi, ognuno con le sue peculiarità. SpongeBob è chiaramente quello un po’ più versatile grazie alle sue svariate abilità utili sia per l’attacco sia per l’attivazione di pulsanti specifici o avanzamento in alcune aree. La simpatica spugna oltre ad avere un attacco base adatto per la corta distanza può eseguire un doppio salto, esibirsi in uno slam aereo (simile alla panciata di Crash Bandicoot) e proiettarsi verticalmente per causare danni o arrivare in punti altrimenti inaccessibili, inoltre in alcuni punti specifici può trasformarsi in una sfera in grado di fare… beh, non molto se non andare più veloce ma è comunque un’abilità da non sottovalutare.

Patrick, dal canto suo, è un personaggio più lento e meno semplice da utilizzare, ma la sua abilità di sollevare e lanciare oggetti può essere utile sia in attacco sia nella risoluzione degli enigmi ambientali, alcuni dei quali anche particolarmente curati grazie ad alcuni oggetti utilizzabili solo dalla stella marina, che possono cambiare la morfologia del terreno di gioco. A chiudere il terzetto c’è Sandy: lo scoiattolo texano oltre a poter contare sulle sue abilità di karateka ha in dotazione un pratico lazo con cui planare, appendersi e dondolare su alcuni specifici ganci e perfino “acchiappare” i nemici al volo, sconfiggendoli in un sol colpo. Va da sé che il gioco cerchi di farci utilizzare tutti i personaggi creando aree apposite per ognuno, dandoci di tanto in tanto la possibilità di cambiarli a nostro piacimento ma ovviamente in alcuni punti è obbligatorio utilizzare un determinato personaggio. Pur essendo tutti ben caratterizzati, Sandy risulta quella più divertente da usare mentre Patrick è, nel complesso, quello meno riuscito.

Le aree da esplorare sono abbastanza vaste, ricche di oggetti da raccogliere e comprensive di enigmi e zone secondarie. Il level design mostra sicuramente il segno del tempo, risultando funzionale ma poco coeso e coerente. Non mancano le boss fight, altalenanti nell’ispirazione ma comunque divertenti e dotate di quel guizzo particolare che permea tutta la produzione legata a SpongeBob. Nel complesso, il gioco è in grado di intrattenere per tutta la sua durata (tra le 7 e le 10 ore, circa il tempo che ci si impiega a pronunciare il titolo completo), con una buona varietà di situazioni e differenti panorami da esplorare, pur lasciando un retrogusto un po’ stantio.

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Idratatissimo!

Sul fronte tecnico è stato eseguito un lavoro encomiabile, la ri-modellazione attraverso Unreal Engine 4 convince e rende tutto molto più pulito e morbido, riuscendo nell’intendo di reidratare un prodotto ormai attempato. Certo, le fondamenta rimangono le stesse e dunque si notano alcune difetti e una certa povertà strutturale di fondo, eppure il colpo d’occhio è gradevole e la veste grafica rende abbastanza giustizia alla serie animata, soprattutto sui modelli dei personaggi, principali e non. Le animazioni soffrono anche loro il segno del tempo e risultano un po’ scollate e farraginose, eppure non azzoppano l’esperienza, rinforzando semmai il sapore da “vecchia scuola” del prodotto, il che per certi versi è anche gradevole. Menzione d’onore obbligatoria al comparto sonoro che propone uno splendido doppiaggio anche in italiano, grazie alla presenza dell’intero cast originale della serie. Claudio Moneta, Pietro Ubaldi, Riccardo Rovatti sono più in parte che mai e sfruttano le loro doti al massimo, alzando di netto il valore della produzione in ottica nostrana. Complessivamente, il comparto tecnico risulta in linea con il resto della produzione: insomma, essendo non eccezionale ma comunque assolutamente apprezzabile.

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Fuori dall’acqua

SpongeBob Squarepants: Battle for Bikini Bottom – Rehydrated, è un ottimo esempio di come si può fare un’edizione remaster a prezzo budget (viene venduto a circa 30€) senza incorrere in una realizzazione pigra o lassista, mantenendo intatto il valore produttivo originale ma riadattando il tutto in maniera assolutamente godibile anche oggi. Non sono tutte spatole d’oro quelle che luccicano_ il tasso di difficoltà non è altissimo e in generale i diciassette anni passati dal gioco originale si fanno sentire, però riesce ancora a funzionare e convincere. Considerato che il genere platform non è più in auge (purtroppo) da molti anni, SpongeBob Squarepants: Battle for Bikini Bottom – Rehydrated è una piccola boccata di aria fresca (andava detto) che farà la felicità soprattutto dei giocatori più piccini e di tutti gli amanti della spugna dai pantaloni quadrati.