A quasi una settimana dal flame causato dal mio collega, ecco quella che vuole essere una personale analisi non tecnica, ma antropologica e sociale. Perché Final Fantasy X viene considerato dai giapponesi, e non solo, il miglior titolo della saga? Seguitemi e lo scoprirete.

Ishindenshin, o dell’importanza di saper leggere l’aria

“Ascoltate la mia storia… forse questa è l’ultima occasione”. Queste sono le prime parole che sentiamo appena avviamo il gioco. Parole accompagnate dalla meravigliosa “To Zanarkand” che ancora oggi fa battere il cuore di tantissimi videogiocatori. Non sono solo questi due elementi a colpire, ma l’intera scena: troviamo infatti un gruppo di persone estremamente eterogeneo a riposare davanti ad un falò, tutti hanno lo sguardo stanco e provato, nessuno sembra essere l’eroe invincibile di tante altre opere videoludiche. Uno di loro si alza e appoggia la mano sulla spalla di una delle compagne di viaggio, come per darle conforto. Nessuno parla. Il ragazzo si allontana e, scrutando l’orizzonte dice una delle frasi più iconiche della saga: ““Ascoltate la mia storia… forse questa è l’ultima occasione”. Final fantasy X

Se Final Fantasy VI, VII, VIII e IX iniziavano buttandoci a capofitto nell’azione grazie alla loro intro o ai primi minuti di gameplay, qui le carte in tavola vengono completamente ribaltate. L’inizio è lento, introspettivo e molto giapponese. Perché giapponese direte voi? Perché quel silenzio, quella mano sulla spalla senza dire nulla, si possono racchiudere in un solo concetto: Ishindenshin, letteralmente “trasmettere al cuore”. Questo termine sta ad indicare una delle basi della comunicazione nipponica, quella non verbale. Potrebbe sembrare assurdo a chi non conosce la società giapponese, ma una cosa estremamente importante è saper comunicare solo con gli sguardi, con i gesti. Perché non sempre le parole sono importanti, certe volte bisogna saper leggere l’aria. Ora iniziate a capire perché Final Fantasy X è entrato nel cuore dei videogiocatori giapponesi?

Il viaggio

Tema centrale del gioco è senza dubbio il viaggio, non un viaggio verso una ricompensa, non una grande avventura per la gloria e l’onore, ma dettato dal senso di dovere. Un pellegrinaggio dal quale, forse, i protagonisti non faranno mai ritorno, e lo sanno perfettamente. Se nel Parliamone scritto dal nostro Riccardo viene citata la linearità della progressione di gioco come un difetto, io mi sento in dovere di contraddirlo: la linearità è fondamentale in questa storia. I personaggi sono spinti da un motivo troppo alto per perdersi a esplorare il mondo in lungo e in largo. Non possono permettersi di guardarsi indietro o di indugiare, non gli è consentito. E questo il giocatore lo deve sentire sulla propria pelle. Non è una mappa enorme a dare un senso di immersione (vedere Final Fantasy XV e il suo enorme ma vuoto mondo di gioco ), ma quello che rappresentano quei luoghi per i personaggi, come ogni step permette ai nostri eroi di crescere. Sin deve essere sconfitto, ogni pensiero, dialogo, azione ruota attorno a questo. E tu, videogiocatore, devi sentirne il peso.

La mappa è sicuramente lineare, ma ogni luogo visitato rappresenta uno step forndamentale per i personaggi

Kijō, l’importanza di reprimere il proprio dolore

Il precedentemente citato gruppo che si vede all’inizio del gioco viene piano piano introdotto a Tidus, il protagonista. Un protagonista diverso dai soliti a quali eravamo abituati, così sicuri delle loro azioni e di cosa fare. Il campione di blitzball vuole sì tornare a casa, ma il più delle volte non comprende che cosa accade intorno a sé. Chi potrebbe avere in mano la situazione una volta sbalzato in un mondo completamente diverso dal suo? Nessuno.

Viene spesso citata la scena in cui Tidus scoppia in una risata forzata, ma molte persone sembra non abbiano capito il vero significato di quel momento estremamente importante all’interno del gioco. Il ragazzo (perché ricordiamolo, stiamo parlando di un ragazzino) ha appena scoperto che il padre scomparso ormai da anni non è deceduto come lui pensava ma, esattamente come lui, è stato catapultato su Spira. Qui, dopo essersi sacrificato per salvare i suoi compagni di viaggio Braska e Auron, diventa il nuovo contenitore di Sin.

final fantasy X
Il difficile rapporto padre-figlio tra Jecht e Tidus ci viene proposto tramite flashblack

Tidus sa che per concludere la propria missione dovrà uccidere suo padre, o quello che ne resta, ma non lo fa pesare a nessuno. Per questo motivo, quando Yuna lo vede triste e lo incoraggia a sorridere di fronte al dolore, lui scoppia in una risata esagerata, innaturale. Potrebbe risultare una scena e ridicola, ma quella risata nasconde tutto il dolore e la confusione del protagonista, un dolore che come detto poco prima dalla stessa Yuna non deve gravare sugli altri.

Final Fantasy x

È il concetto di Kijō, il contenere il dolore per non farlo gravare a chi, probabilmente, sta combattendo un’altra battaglia personale. Questa forma di altruismo, così lontana dal modo occidentale di mettere l’io davanti ad ogni cosa, è visibile anche negli altri componenti del party di gioco: Yuna in primis sa che la sua vita è votata esclusivamente al bene della comunità e che, per sconfiggere Sin, dovrà sacrificare la propria vita, ma mai se ne lamenta. Piuttosto, il suo atteggiamento dolce e gentile con tutti la rendono il personaggio più forte dell’intero gioco. Auron, segnato dalla scomparsa dei suoi amici, sa perfettamente che dovrà affrontare il proprio compagno di viaggio perso anni prima, ma rimane stoico. Questa è la sua missione, i rimpianti non possono prendere il sopravvento.

Wakka e Lulù sono le due facce della stessa medaglia, entrambi rappresentano la reazione che si potrebbe avere dinanzi alla perdita di una persona amata. Se il vivace giocatore di Blitzball affronta la morte del fratello mostrando spensieratezza e facendo spesso il buffone, Lulu si chiude in se stessa dopo la perdita del proprio compagno. Una cosa però accomuna tutto il team: nessuno fa pesare il proprio dolore agli altri. Questo, il giapponese che sta giocando a Final Fantasy X per sfogarsi da quelle preoccupazioni che non ha mai potuto esternare, lo comprende perfettamente.

Il sacrificio e la dignità

Strettamente legato al concetto appena citato, ma meritevole di un paragrafo a sé, troviamo un altro pilastro fondamentale per la società giapponese: il sacrificio. Yuna, come già detto, è ben consapevole del suo destino, ed è pronta ad affrontarlo per il bene del proprio popolo. Sa che la storia d’amore con Tidus, per quanto pura, non avrà mai un lieto fine. Non è l’unica a doversi sacrificare in questo viaggio, tutta la compagnia dovrà rinunciare a qualcosa, ad esempio la giovane Riku, nonostante le ostilità verso il culto di Yevon e quindi, indirettamente, verso le scelte di Yuna, decide di metterle da parte per aiutarla, perché comprende il peso della sua missione.

Il sacrificio più grande però, alla fine, lo compie proprio Tidus. Una volta sconfitto Yu Yevon all’interno di Sin, gli intercessori da lui creati possono cessare di “sognare” la Zanarkand dalla quale proviene il nostro eroe, e trovare finalmente riposo. Questo però farà sparire anche il nostro protagonista, in quanto egli stesso non è altro che un sogno. Così il ragazzino che ad inizio viaggio appare spensierato e immaturo, alla fine dell’avventura sacrifica la propria esistenza per la salvezza di un mondo che nemmeno gli appartiene, ma che è la casa delle persone che ha imparato ad amare. Così, dopo uno straziante abbraccio a Yuna, Tidus salta nel vuoto, ricongiungendosi al padre.

Final fantasy X
Vi vedo che state piangendo, non vergognatevi

Nella scena finale, Yuna tiene un discorso dinanzi a centinaia di persone, concludendolo con un messaggio, a mio parere, estremamente giapponese:

“Noi tutti abbiamo perso qualcosa di prezioso… Casa, sogni, amici… Ma ora Sin è morto finalmente! Spira è di nuovo nostra! Unendo le forze, avremo una nuova casa..e nuovi sogni. Il viaggio sarà duro, ma abbiamo tempo: insieme ricostruiremo Spira! La strada ci aspetta. Iniziamo a percorrerla da oggi. Un’ ultima cosa: i compagni persi… I sogni svaniti… Non dimentichiamoli mai.”

Final Fantasy X
Yuna che, nonostante l’enorme perdita appena subita, incoraggia il popolo

Perché estremamente giapponese? Perché in queste parole è racchiuso lo spirito di un paese che ha subito una modernizzazione forzata da parte degli americani a metà 800, due bombardamenti atomici e, più di recente, un disastro nucleare, ma che ha sempre trovato la forza di rialzarsi con dignità, ricordando quanto perso ma senza piangersi addosso.

Il Giappone va avanti, ma non dimentica la propria storia, così come Yuna, Wakka, Lulu e Kimari andranno avanti, ma non dimenticheranno mai Tidus. E io, come tanti altri videogiocatori, non dimenticherò mai Final Fantasy X.

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