Inutile cercare troppi preamboli o arzigogolate definizioni, Promare è un estratto di Studio Trigger al 110%, non raffinato e senza filtri , con tutto ciò che ne comporta. Il debutto cinematografico degli autori di Kill la Kill e Gurren Lagann è una mazza da baseball che si infrange sul cranio dello spettatore a velocità supersonica, in un’esplosione di luci e colori che vorticano in una folle danza dal ritmo sincopato. Promare è tutto questo, fatto di crack. L’intreccio vede al centro della storia i Burnish, umani mutati inspiegabilmente trent’anni prima dei fatti narrati, che hanno il potere di creare e manipolare le fiamme. La loro comparsa sul globo terracqueo sancisce la nascita di un pericolo estremo per il pianeta stesso, causato dal dilagare di violentissimi incendi scatenati da un gruppo di terroristi in continua lotta contro la squadra di salvataggio, che vede come nuovo membro l’amato Galo Thymos, pompiere dall’animo estremamente focoso. Lo scontro con i criminali capitanati da Lio Fotia, dà il via alla storia di Promare. La pellicola si sorregge su di un art style molto Pop, fatto di squadrature, colori acidi e saturi, con anche un massiccio uso di CGI soprattutto negli ambienti cittadini, e un character design che riesce efficacemente a descrivere ogni personaggio in pochi istanti. La direzione artistica propende verso la creazione di scene dai colori vivacissimi, ma distribuiti in maniera piatta e netta, dando l’idea di trovarsi di fronte a concept o tavole di fumetto in movimento, accentuando ulteriormente il sapore Pop della produzione. Spesso ci si ritrova davanti ad un frame che potrebbe tranquillamente diventare un quadro da esporre, dato il fantastico bilanciamento e composizione dell’immagine. Qualche imprecisione è presente, la CGI non sempre si sposa benissimo con la controparte 2D e in alcune transizioni si avverte qualche stonatura dovuta al connubio fra le due tecniche. Inoltre, il caos su schermo dovuto alle scene più concitate, sebbene sempre appagante data la ricchezza visiva che esplode davanti agli occhi del pubblico, sfocia saltuariamente in una difficile lettura dell’azione, che per la maggior parte del tempo è invece molto chiara, seppur sempre sincopata oltre ogni limite. Nel complesso comunque, Promare ci permette di ammirare una spettacolare orgia visiva, ricca, straripante, incontrollabile e avvolgente, che lascia il sorriso stampato in faccia.

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“Non brucia per niente!”

Non mancano dunque le esagerazioni in pieno stile Trigger, che anzi abbondano sin dallo scontro iniziale per sfociare poi in una sensazionale sequenza finale che rimarrà impressa a fuoco sulla retina a lungo, e il prezzo del biglietto si ripaga tranquillamente anche solo grazie a questi ultimi, esaltanti, minuti. Promare sa però quando fermarsi per riprendere (e far riprendere) il fiato, procedendo con un ritmo che riesce a prendersi dei necessari momenti di tranquillità per dare più spazio alla narrazione e alla descrizione del mondo che fa da palcoscenico alla storia. Sebbene la scrittura mostri il fianco spesso a dialoghi un po’ deboli e didascalici, vista la mole di concetti e sotto trame da spiegare, piegandosi di tanto in tanto anche ai cliché che vedono giocoforza dei comprimari un po’ tagliati con l’accetta, il soggetto risulta intrigante, nella sua semplicità, dando spazio anche ad interessanti spunti di riflessione.

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Ciò che è più appagante però, soprattutto per chi è abituato alle produzioni dello studio, è la continua presenza di un senso comunitario e sociale che non smette mai di permeare il film. Così come nei loro precedenti lavori, Promare non è un film che si basa sul “io” ma sempre sul “noi”; invece di fornire il canonico concetto di eroe prescelto per salvare il mondo, preferisce raccontarci una storia in cui il singolo è davvero privo di potere e solo accettando “l’altro” è possibile scavalcare ogni ostacolo. Promare nasconde dunque al suo interno anche una storia di razzismo e sfruttamento dei deboli e degli emarginati, ma senza edulcorazioni o falsi moralismi, il racconto non verte mai su una retorica di patetica compassione, anche quando scivola lievemente su alcune ingenuità di scritture mantiene una purezza ammirevole, condannando la violenza in tutte le sue accezioni. Menzione d’onore per la colonna sonora inoltre, che accompagna efficacemente il dipanarsi del racconto dall’inizio alla fine, vantando anche temi memorabili e tracce esaltanti che meritano l’ascolto anche dopo i titoli di coda.

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Salvare il mondo

Promare si rivela un ottimo debutto cinematografico per lo Studio Trigger, al netto di alcune imperfezioni e sbavature. Per tutti gli amanti dei lavori precedenti della casa di animazione, che verranno oltretutto ricompensati con un tripudio di citazioni agli universi da loro creati, la visione è pressoché obbligatoria mentre i detrattori continueranno a storcere il naso, senza ombra di dubbio. Il lungometraggio si rivela quindi incredibilmente coerente con le sue radici, senza cercare il favore del grande pubblico in questo primo approdo sul grande schermo, dimostrando ancora una volta l’onestà intellettuale di un gruppo di lavoratori che crea sempre e comunque qualcosa in cui credono fermamente. Probabilmente non ci troviamo di fronte ad un capolavoro ma sicuramente il prodotto girato da Hiroyuki Imaishi merita la visione in sala e innumerevoli altre successive. Uscendo dal cinema, esaltati dalla visione, le scene continuano a rimbombare nella testa e il pensiero non può che andare al prossimo progetto cinematografico dello studio, sperando arrivi il prima possibile e si riveli ancora più memorabile.