L’esplorazione di luoghi sconosciuti, ostili e pieni di diverse forme di vita è forse una delle attività che più di tutte ha trovato spazio all’interno delle trasposizioni videoludiche. Non è sicuramente un argomento nuovo, e numerosi giochi ne hanno attinto nel corso degli anni. Basti pensare al più recente No Man’s Sky, che tanto ha fatto parlare di sé nel bene e nel male. Ma cosa succede quando un concept di questo tipo viene inserito in un contesto ironico, scanzonato e davvero originale? Semplice, ci si trova a giocare a Journey To The Savage Planet. Il titolo, sviluppato da Typhoon Studios e pubblicato da 505 Games, sarà disponibile a partire dal 28 Gennaio in digitale e dal 31 Gennaio in edizione fisica su PS4, Xbox One e PC. Posso subito rincuorarvi: se a primo impatto il gioco può sembrare una semplice riproposizione in chiave comica e umoristica dell’opera di Hello Games, in realtà si rivela essere molto, ma molto di più.

Pronti ad avviare il progetto Pioniere

In Journey To The Savage Planet vestiamo i panni di un astronauta inviato alla scoperta di un nuovo pianeta chiamato AR-Y 26 per conto della Kindred Aerospace, agenzia aerospaziale di dubbia qualità. Il nostro obiettivo è infatti quello di determinare se esso sia adatto o meno ad ospitare la vita umana, decisa ad ampliare i propri orizzonti. Non appena mettiamo mano al pad, ci risvegliamo all’interno della nostra navetta, la Javelin, appena atterrata sul misterioso pianeta. Il suo abitacolo ci fa da vero e proprio hub centrale, dal quale possiamo interagire con varie strumentazioni. Consultando il PC, ad esempio, è possibile vedere le statistiche di gioco, i collezionabili e altro ancora. Con la stampante 3D invece siamo in grado di migliorare l’equipaggiamento a disposizione del nostro stravagante esploratore.

Journey To The Savage Planet

Il gameplay, una volta messo naso fuori dal mezzo per dedicarsi all’esplorazione, si rivela sin da subito estremamente funzionale, intuitivo e divertente. Anzitutto possiamo sferrare una sonora sberla, normale o caricata, sia per liberarci di ostacoli ambientali che di diverse creature. Abbiamo poi a disposizione un’arma secondaria, che può consistere in granate, esche o strumenti vari, e un’arma principale, ovvero una pistola piuttosto versatile. Tramite la pressione di un apposito tasto il nostro protagonista è poi in grado di scannerizzare l’ambiente circostante, per ottenere maggiori informazioni e catalogare nuovi esemplari animali e vegetali. Non ci vuole molto prima di prendere la mano con la mobilità di gioco così da farla propria, e il tutto risulta in poco tempo davvero gratificante e soddisfacente. L’interfaccia di gioco è poi semplice ed intuitiva: aprendo il menù principale abbiamo accesso al diario (nel quale sono riepilogate le quest primarie e secondarie attualmente attive), ai dati del nostro personaggio e al “Kindice”, una sorta di compendio contenente tutti gli elementi catalogati fino a quel momento.

Journey To The Savage Planet

Progressione, che passione

Ad aiutarci nella nostra avventura vengono in soccorso numerosi gadget e potenziamenti dell’armamentario di base. Primo tra tutti il propulsore per salti, che ci permette di raggiungere altezze più elevate, o il cavo protonico, un vero e proprio rampino grazie al quale possiamo arrivare a sporgenze altrimenti troppo elevate. Senza dimenticare il jetpack, i vari potenziamenti del visore per la scansione dell’ambiente e, ovviamente, le migliorie per la nostra arma principale. Gli sviluppatori insomma si sono davvero sbizzarriti, e il nostro astronauta non ha che l’imbarazzo della scelta. Per poter eseguire tutti questi upgrade, tuttavia, è necessario prima trovare determinati campioni da scansionare e successivamente utilizzare i quattro materiali principali presenti nel gioco: alluminio, carbonio, silicio e leghe aliene. Questi minerali, ad eccezione della lega aliena, possono essere facilmente trovati in giro per il pianeta o sconfiggendo le numerose creature ostili e non che si imbattono nel nostro cammino.

Journey To The Savage Planet

Parola chiave in Journey To The Savage Planet è progressione, tanto dell’equipaggiamento quanto del personaggio. Raccogliendo le “melme arancioni” sparse per il pianeta è infatti possibile aumentare salute e stamina massime, il che ci rende decisamente più resistenti nei confronti dei diversi nemici. Vi sono poi gli esperimenti scientifici, delle piccole e semplici sfide da svolgere che, se completate, aumentano il rango del nostro esploratore,
permettendogli di acquisire potenziamenti ancora più efficaci dei precedenti. Presenti poi anche diverse boss fight, ognuna dal design davvero originale e curato. Gli scontri in questione, così come quelli contro le diverse creature base di AR-Y 26, non vanno decisamente presi sottogamba. Anche se in apparenza poco impegnativi, riescono a dare veramente del filo da torcere, specie se non si è in grado di adottare un approccio efficace.

Journey To The Savage Planet

Davvero gradita – anche se ho potuto provarla per poco tempo – la componente cooperativa online con un altro giocatore. Se lanciarsi all’avventura in solitario può rivelarsi particolarmente ostico in alcuni frangenti, affrontando l’esplorazione insieme ad un compagno di viaggio si riduce sensibilmente la probabilità di tirare le cuoia. Infatti collaborando con un altro giocatore è possibile curarsi a vicenda, e tutte le risorse trovate vengono conservate anche quando torniamo a giocare in single player. Si tratta senz’altro di una piacevole aggiunta che non fa altro che aumentare il valore dell’offerta complessiva.

Quando l’esplorazione non ha confini

La varietà e la vastità del bizzarro pianeta che siamo chiamati ad esplorare rappresentano i pilastri portanti su cui poggia Journey To The Savage Planet. Ma durante il nostro viaggio imbattersi in numerose creature, dalle più curiose ed adorabili fino a quelle più ostili, è soltanto uno dei tanti elementi che costituiscono l’esperienza di gioco. Se da un lato è quindi l’attività esplorativa a farla da padrona, dall’altro il gioco punta molto sulla risoluzione di differenti puzzle ambientali e sessioni di platforming. Vien da sé che ad essere premiata è dunque l’abilità e la creatività del giocatore, nonché la sua capacità di sperimentare con i vari tools e strumenti per trovare la soluzione più adeguata al contesto che deve affrontare.

Journey To The Savage Planet

Durante la nostra esplorazione nelle varie aree di gioco possiamo inoltre trovare dei portali da attivare. Grazie ad essi il nostro personaggio è in grado di spostarsi, attraverso viaggi rapidi, tra i diversi luoghi esplorati oltre che tornare alla navetta principale. Le diverse ambientazioni sono poi interconnesse tra loro in maniera inconsueta, ma efficace. Vedere una mite foresta subito dopo aver attraversato una tundra ghiacciata fa abbastanza strano, ma è comunque piacevolmente insolito da vedere. In questo senso sarebbe stata gradita la presenza di una minimappa, che è invece assente. Non è certo una mancanza particolarmente grave, ma avrebbe sicuramente semplificato la vita a molti (specie a chi, come il sottoscritto, soffre di un pessimo senso dell’orientamento, ndr). La flora e la fauna di Journey To The Savage Planet sono particolarmente ricche e diversificate, e scoprire di volta in volta nuove specie animali ed aliene, oltre che piante decisamente fuori dal comune, regala un senso di immersività che lascia davvero molto sorpresi.

L’estetica che ci piace

Dal punto di vista tecnico e visivo, Journey To The Savage Planet è una vera e propria gioia per gli occhi. Il gioco gira in maniera decisamente stabile a 30 FPS, senza praticamente nessun calo di prestazione nemmeno nei momenti più concitati. Certo, può capitare che il titolo fatichi in determinate situazioni (i nemici più lontani si muovono con davvero pochi fotogrammi), ma non è nulla di così debilitante per la nostra avventura. Anche graficamente il titolo risulta decisamente ispirato e il design di mostri e ambientazioni presenta uno stile colorato, cartoonesco e vivace che si lascia amare sin da subito. Molto curate anche le animazioni del nostro personaggio, ben realizzate e veramente originali.

Journey To The Savage Planet

Un’ironia fuori di testa

A fare da costante sfondo a Journey To The Savage Planet è una componente ironica e satirica che permea tutta l’atmosfera di gioco. La verve comica del titolo sa essere davvero irriverente, pungente, e spesso sfocia in un insieme di volontario trash e humour nosense semplicemente sublime. Le descrizioni dei nemici, le battute di E.K.O. (l’IA che ci
guida nell’avventura), l’intero mondo di gioco: ogni elemento del titolo è presentato in chiave umoristica, ed è veramente difficile trattenere le risate. Per non parlare degli annunci pubblicitari trasmessi all’interno della navetta principale. Non voglio dirvi nulla per non rovinarvi la sorpresa: vi basti sapere che sono letteralmente fuori di testa. Impossibile non ripensare a quell’ironia propria dei vecchi Ratchet and Clank per PS2, e riuscire a creare nuovamente quell’atmosfera è sicuramente un grande valore aggiunto.

Da non perdere per nessun motivo

Journey To The Savage Planet è, senza mezzi termini, un’occasione da non lasciarsi scappare. Parte con le premesse di un No Man’s Sky, pur non condividendone la componente sandbox, ma se ne distanzia subito per crearsi uno stile e una personalità tutta propria. Il titolo non è un semplice gioco di esplorazione, dal momento che presenta caratteristiche e meccaniche tipiche tanto di uno shooter action quanto di un GDR. Il livello qualitativo di questo scoppiettante mix è tale che il gioco è in grado di conquistarvi, anche se non siete fan accaniti di uno dei generi sopracitati o persino se non li amate particolarmente. L’opera di debutto di Typhoon Studios è promossa a pieni voti, e si qualifica come ben più di una gradita sorpresa.

Se adorate giochi frenetici, vivaci e colorati, se siete amanti dell’esplorazione e della scoperta o semplicemente dei completisti compulsivi, Journey To The Savage Planet è sicuramente il gioco in grado di accontentare ognuno di voi. L’unica pecca potrebbe essere rappresentata dalla difficoltà nell’orientarsi, ma è un qualcosa di largamente soggettivo e che in ogni caso passa tranquillamente in sordina. Specie se si considera la qualità del titolo, che si attesta su livelli davvero elevati. Cogliete la palla al balzo e immergetevi nell’esplorazione di AR-Y 26, perché una volta messo piede su questo pianeta..difficilmente vorrete andarvene, ve lo garantisco.