Gli orrori più disturbanti si annidano nella nostra mente. Cullati da un immaginario dal potenziale infinito, fecondano nel grembo della psiche, grattano e scalfiscono la parete della realtà, portandoci a mettere in discussione la realtà stessa e la coerenza. Il terrore puro, forte del possente destriero che cavalca, l’incubo, intacca le nostre difese, alimenta il timore, ci rende paranoici e fragili, mette in discussione la stessa sanità mentale. Nulla può essere più terrificante di ciò che riposa nei recessi della psiche, segno che il vero pericolo sia dentro di noi. La figura di IT incarnava perfettamente questo concetto, sfruttando le paure delle sue vittime per farle proprie, e le scene del libro di King più efficaci risiedono proprio nei non detti, nelle incarnazioni non specificate, le visioni così terrificanti da poter distruggere la sanità mentale del piccolo George Denbrough in una frazione di secondo, senza spiegarci cosa effettivamente abbia visto il bambino. Il terrificante Xenomorfo disegnato dal genio di Giger spaventa, ma è nelle scene in cui ancora non sappiamo cosa si aggiri per la Nostromo che la sua presenza è insopportabile, perché rispecchia un pericolo non definibile, non assimilabile. Insomma, è la paura dell’ignoto che crea la gigante ragnatela che crea e irrobustisce tutte le altre forme di paura. L’infantile paura del buio, la paura della morte, la paura degli estranei, si rifanno tutte al concetto di temere ciò che non si conosce, che non si capisce.

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The Blair Witch Project, fortunato film statunitense del 1999, giocava molto con la tensione dello spettatore impedendogli di vedere determinate cose, facendo salire la tensione non basandosi tanto sul jump scare, ovvero con eventi improvvisi e immediato aumento del volume (che potremmo ridurre ad un semplice BOOH! inaspettato) ma cercando di disseminare vari elementi che lo portassero a maturare il timore un senso di disagio, che sarebbe poi culminato solo nel finale con il vero e proprio orrore. La tecnica del found footage aumenta il realismo di ciò che stiamo guardando ovviamente, proponendolo come il semplice e non filtrato resoconto di un documentario, mai terminato, girato dagli sfortunati ragazzi vittime della strega. Il titolo ad opera di Bloober Team ed edito da Lionsgate Games non ricalca le gesta del capostipite (o del suo “sequel” del 2016) ma sfrutta l’immaginario creato per dare nuova linfa alle storie della Strega di Blair. Non mancano i rimandi al film ovviamente, cercando nello stesso tempo di creare un prodotto con un’identità ben delineata, seppur fedele all’opera originale.

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Una giornata particolare

Ambientato due anni dopo i fatti avvenuti in The Blair Witch Project, il gioco ci mette nei panni di Ellis Lynch, ex-poliziotto che partecipa alla ricerca del piccolo Peter Shannon, sperdutosi nella foresta di Black Hills. Aiutato dal fidato cane Bullet, la ricerca di Ellis si svolge nei meandri della foresta, che scopre i suoi tremendi segreti passo dopo passo. Ovviamente, sebbene ci siano altre persone alla ricerca di Peter, presto i contratti con il gruppo si perdono, continuando la nostra missione affiancati unicamente dal nostro partner a quattro zampe. Proprio grazie all’aiuto di Bullet possiamo setacciare l’area, raggiungere oggetti nascosti e trovare piste che possano svelare preziosi indizi sulla posizione dello sfortunato bambino, in una corsa contro il tempo che molto in fretta prende una piega folle e disperata. La scoperta di un piccolo accampamento ci permette di ottenere l’oggetto più importante dell’avventura: una telecamera in grado di manipolare il mondo intorno a noi. Trovando le cassette rosse sparse per l’area di gioco e mandando avanti o riavvolgendo il nastro è possibile entrare in contatto con gli oggetti presenti nei filmati. Una porta serrata nel nostro mondo può essere aperta visionando un filmato che la mostra spalancata, un sentiero sbarrato da alberi caduti può essere liberato riavvolgendo il nastro che coglie il momento esatto dello schianto. Un elemento di gioco inaspettato, che cozza inizialmente con l’ottimo realismo in cui il gioco riesce ad immergerci ma giustificato dalla natura del luogo in cui ci troviamo e che fornisce un taglio interessante alle dinamiche puzzle dell’esperienza. Il titolo consiste dunque nel vagabondare per la foresta imbattendosi nelle sue regole assurde, cercando non solo di salvare il piccolo Shannon ma anche la nostra pelle. Non ci sono veri e propri guizzi o novità nel gameplay e sono presenti delle sbavature sia sulla gestione di alcune sessioni puzzle, spesso troppo semplicistiche, sia sul ritmo di gioco, che seppure dalla durata contenuta, non sempre riesce a dare il giusto peso alle situazioni in cui ci si imbatte, dilungandosi su alcune, affrettandosi su altre. Del resto, l’ossatura ludica serve più che altro a spingere il giocatore a continuare e scoprire, strato dopo strato, la storia di Ellis e il suo percorso nella foresta. Il potenziale del gioco, indubbiamente presente, non viene dunque sfruttato pienamente e lascia spesso che le buone idee restino così: idee.

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Storie di fantasmi

Il perno su cui ruota l’intera esperienza di Blair Witch risiede dunque più sulla narrazione che sul gameplay, ed effettivamente si denota un impegno maggiore in questo senso. L’atmosfera anni ’90 ci avvolge da subito, grazie al telefono cellulare di Ellis che ricalca suoni e schermate degli iconici Nokia di quell’epoca. Oltre a servire per ricevere o inviare telefonate e leggere messaggi inerenti alla storia, navigando nel menù è possibile imbattersi in tre differenti minigiochi, i primi due sono parodie di Snake e Space Invaders mentre il terzo rappresenta T-Rex Runner, il mini-game di Chrome giocabile quando internet è assente. Un elemento che amplifica l’immersione e ha sia un ruolo centrato nella storia stessa, sia uno più accessorio ma comunque molto gradito. La telecamera è ovviamente una citazione al film del ’99 ed anch’essa riesce nel compito di essere elemento ludico e di atmosfera al tempo stesso. La Foresta di Black Hills presenta varie aree, più o meno estese, cercando di differenziare i panorami della produzione, senza arroccarsi su di un’unica prospettiva. In questo senso il titolo funziona, riuscendo ad offrire abbastanza varietà ad una location che difficilmente può offrire vari spunti. A cercare di spezzare ulteriormente l’incedere nei meandri della foresta ci pensano i flashback di Ellis, personaggio dal passato tutt’altro che roseo. Purtroppo, se i primi funzionano a dover, mostrando alcune dinamiche legate al suo matrimonio fallito, quelle che più dovrebbero delineare il background del personaggio risultano fin troppo blande, abusando di un cliché fin troppo abusato, poco intrigante e anche un po’ fuori luogo, cercando di andare a gettare ulteriore carne (di bassa qualità) sul fuoco. Questo aspetto è quello che più stride con la buona atmosfera che viene a crearsi nella vicenda, dando un taglio al personaggio che cerca di approfondirlo ma in realtà lo rende più macchietta, ennesima vittima di una concezione dell’orrore sicuramente molto concreta ma anche molto scontata. Non mancano momenti efficaci e buone idee (sebbene i vari colpi di scena siano tutti molto prevedibili) e nelle prime ore il gioco risulta anche estremamente interessante per certi versi ma una volta che i nodi vengono al pettine e ci si avvicina all’insipido finale, il gioco perde inevitabilmente smalto, mostrando una fiacchezza anche sulla scrittura che non mette totalmente in discussione l’esperienza ma sicuramente la penalizza fortemente.

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“Stai registrando?”

Considerato il prezzo budget a cui viene proposto, tecnicamente Blair Witch risulta più che sufficiente. Non ci sono panorami da lasciare a bocca aperta e, in generale, il gioco è permeato da una certa rozzezza di modelli ma l’ottimo lavoro svolto sull’audio (coadiuvato da una recitazione convincente) e dalla costruzione del mondo di gioco riescono a creare un’atmosfera convincente e immersiva, seppur con qualche sbavatura dovuta proprio ai limiti tecnici, come sporadici glitch ed elementi visivi a volte molto poveri. Il comparto artistico è altalenante ma riesce a regalare qualche scorcio degno di nota. I vari rimandi a The Blair Witch Project aiutano in questo senso, senza costringere il prodotto in una direzione troppo chiusa ma anzi accompagnandolo efficacemente dall’inizio alla fine.

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FFWD

Blair Witch è un titolo che non convince appieno, eppure che non andrebbe evitato a prescindere. Ben sapendo a cosa si va incontro, magari anche avendo avuto modo di giocare gli altri titoli del team, e non affrontando il gioco con aspettative troppo alte, si può tranquillamente dare una chance alla produzione senza rimanere scottati. Blair Witch riesce in qualche modo ad essere più della somma delle sue parti e potrebbe quindi far la gioia di chi ama questo genere di produzioni, molto difficilmente convincerà chi vuole semplicemente affacciarsi a questo genere, magari perché ammiratore dell’opera da cui prende spunto. Le buone idee e l’atmosfera ben costruita vengono fiaccate da una certa “pigrizia” di fondo che sembra delineare uno sviluppo non troppo sicuro del lavoro che stava affrontando, zoppicando proprio nella sessione finale, che tradisce le aspettative di una chiusura potente, che potesse dare un maggior senso al percorso verso la stessa. Pur mancando del mordente necessario a confezionare una storia memorabile e rimanendo un titolo che difficilmente rimarrà a lungo nella memoria dei giocatori, Blair Witch rimane un titolo dotato di un certo fascino, che però raggiunge a stento la sufficienza.