Ve lo dico subito e senza troppi preamboli: io ero un detrattore della VR. Ero profondamente convinto che questa tecnologia non avrebbe mai preso realmente piede (e in parte lo sono ancora), che tutti i giochi si sarebbero limitati a mere “esperienze”, brevi e che non valessero la spesa di costosi visori rigurgitanti cavi e complessità da ogni escrescenza. La prima volta che ebbi modo di provare un visore fu al Vigamus, qualche annetto fa, all’interno di una sala in cui era installato un Oculus DK 1 o 2, non ricordo bene. Parliamo comunque di un “prototipo”, DK vuol dire appunto Developer Kit, un prodotto non ancora perfezionato e dedicato ad una piccola fetta di utenza, early adopter desiderosi di gettarsi a capofitto in questo mondo per me incomprensibile. A ripensarci oggi, il mio ostacolo più grande è sempre stato uno solo: la vista. Porto degli occhiali abbastanza larghi che fanno a pugni con lo spazio disponibile all’interno dei visori e, durante quella prova, mi è stato detto di toglierli e “provare comunque”. Inutile dirvi che, dopo pochi secondi, ho tolto tutto data l’incapacità di vedere alcunché e con l’immersività mandata a quel paese. Da quel momento divenni totalmente refrattario alla VR. Amante di tecnologia e avido fruitore di novità, ma totalmente impassibile di fronte a questa roba per me troppo complessa e laboriosa per poter garantire delle sessioni di gioco realmente soddisfacenti.

Nonostante tutto mi sono sempre informato sull’argomento. Con il tempo sono stati scritti sempre più articoli e girati sempre più video sulla VR e, ovviamente, uno dei punti di riferimento divenne proprio Fraws. Ogni tanto riguardo ancora i video su Portal o quello sul Disastro di Ustica, decisamente meno divertente. Passavano gli anni e, ogni tanto, veniva pubblicato qualche gioco definito “killer app” della VR, ad esempio Astro Bot per PlayStation VR o qualche altra cosa per PC di cui non ricordo i titoli, che venivano prontamente cancellati dalla mia mente sapendo che non li avrei mai giocati né mi interessava farlo. Ho avuto modo di riprovare giusto una seconda volta grazie al coraggio di alcuni ragazzi nella mia città che hanno deciso di aprire una sala VR. L’HTC Vive Pro viene accoppiato ad una pedana Virtuix Omni ma, anche lì, niente da fare. Gli occhiali entrano nel visore ma, non essendoci abituato, dopo letteralmente quattro minuti comincia a venirmi una forte nausea e, anche in quel caso, esperienza finita ancor prima di iniziare. Dopo circa un anno e mezzo da quest’ultima prova però, la realtà virtuale si avvicina drasticamente e repentinamente. Insomma, un amico amante ancor più di me del mondo tecnologico a 360°, compra un Oculus Rift e da lì partono le lodi su quanto sia bello, quanto sia divertente e cose del genere. Per giorni, in continuazione, tanto che dopo un po’ riesce ad infilarmi la pulce nell’orecchio, portandomi a pensare che forse c’era qualcosa che non avevo capito riguardo la realtà virtuale.

Per avvicinarmi alla VR decido quindi di superare un altro enorme ostacolo: le lenti a contatto. Ho degli occhi piuttosto sensibili e mi fa (faceva) impressione l’idea di avere una lentina attaccata al bulbo oculare. Paranoie di ogni tipo stemperate poi da svariati amici che, in sostanza, mi ripetono che “non è niente”. Oh: è più di una settimana che le porto ma toglierle è ogni volta un inferno, e quella sinistra continua perennemente a rigirarsi all’interno della palpebra costringendomi a chiedere aiuto alla mia compagna. Un casino, ma mi ci sto abituando. Sì, dopo ho anche visto che esistono dei distanziatori per inserire gli occhiali e addirittura dei supporti che arrivano con tanto di lenti, tipo una roba del genere, ma per la mia gradazione parliamo di circa 180 euro di lenti e non credo ne valga realmente la pena. Compro tutto il necessario e vado finalmente a provare questo benedetto Oculus in un ambiente casalingo, senza limiti di tempo, in totale e perfetta tranquillità, tutti elementi che, nelle prime due prove, mancavano totalmente.

VR

Inizio quindi con i tutorial base, Dreamdeck e First Contact. E mi si è aperto un mondo in pochissimi secondi. Il primo è una semplice esperienza visiva che vi cala all’interno di diversi scenari e che permette di abituarsi, poco a poco, alla totale immersività regalata dal visore e dalla VR. Se da un lato ho avuto un leggero sussulto trovandomi di fronte ad uno strano ma amichevole alieno, tutt’altro impatto ha avuto vedermi arrivare addosso un gigantesco T-Rex oppure guardare dalla finestra di un grattacielo di una enorme metropoli in stile Gotham. In questo secondo caso stavo realmente cadendo, non so come spiegarvelo bene. Chi lo ha provato, e soffre di vertigini, capisce cosa intendo. Appena si è aperto quello scenario mi sono venute le gambe molli e stavo cadendo sul posto. Ancora peggio quando ho provato Face Your Fears. Poco sotto potete vedere il video, nel momento in cui il robottone vi prende e vi solleva mi sono schiantato contro il mobile dietro di me nel tentativo di scappare.

Lo so, finora i giochi citati fanno parte delle “esperienze” citate ad inizio articolo, brevi e che mai più verranno avviate. Ma ora è disponibile una buona selezione di giochi che finalmente, secondo me, giustificano l’acquisto di un visore. Il primo titolo provato è stato Robo Recall, avviato sempre durante questa prova a casa del mio amico, da cui mi sono staccato dopo circa due ore. Per me erano passati a malapena trenta minuti. Sparatutto realizzato da Epic Games, permette una libertà di azione totale. Prendete un robot, usatelo come scudo contro i colpi dei nemici, lanciateglielo addosso, scaricate la doppietta su un altro nemico, lanciategliela contro e riprendetela in aria, già ricaricata mentre con l’altra mano prendete un proiettile che vi arriva e lo rispedite al mittente. Oppure prendete un robot, staccategli un braccio e usatelo come mazza per picchiare gli altri. Divertente e frenetico, la corsa al punteggio più alto è costante. Dopo circa tre giorni ho acquistato anche io un Oculus Rift completo di Touch e secondo sensore ad un prezzo decisamente vantaggioso e, tra parentesi, se siete interessati, questo è il momento migliore per acquistarne uno dato che tanta gente lo sta svendendo per passare a Rift S o altri visori. Successivamente ho avuto modo di provare Lone Echo, titolo sviluppato da Ready at Dawn che ho quasi terminato e che ritengo un’esperienza semplicemente imprescindibile per chiunque possieda un visore. Si tratta di un’avventura ambientata all’interno di una stazione spaziale orbitante attorno a Saturno. Il movimento del nostro personaggio è affetto costantemente dalla mancanza di gravità e siamo impegnati nel risolvere il mistero della strana anomalia apparsa vicino al pianeta. Anche in questo caso mi sono dovuto sedere per qualche momento, soprattutto nel momento in cui si deve uscire dalla stazione per gironzolare nello spazio. Mi ha trasmesso una sensazione di desolazione e di pericolo costante che mai avevo provato prima in un videogioco. Ci ho giocato per circa cinque ore e sembra che stia per finirlo. Una longevità non eccellente, è vero, ma data la qualità del titolo sinceramente mi importa poco.

Altro titolo su cui sto riversando ore e ore è Beat Saber. Su questo c’è poco da dire, rhythm game in cui arrivano addosso al giocatore dei cubi da tagliare con le spade laser che impugniamo seguendo la direzione giusta data dagli indicatori presenti sui vari cubi. Lo avete sicuramente visto in qualche video su Facebook o YouTube e la possibilità di scaricare anche canzoni custom lo rende potenzialmente infinito. Dopo sono passato ad Arizona Sunshine, FPS a base di zombie con una storia che ancora devo scoprire, ci ho giocato davvero poco. Nota positiva: è doppiato in italiano ma in maniera semplicemente orribile, in pieno stile Dingo Picture, vi farete enormi risate. Ho avuto il piacere di riscoprire Minecraft, che in VR assume tutto un altro aspetto (ovviamente). No Man’s Sky mi ha lasciato leggermente deluso a causa della risoluzione troppo bassa e l’ho abbandonato dopo poco. E questi sono solo alcuni dei titoli che ho provato, ho già nel carrello Rez Infinite e Tetris Effect. Fortunatamente il tempo delle “esperienze” sta lentamente venendo superato da veri e propri giochi completi che possono garantire gameplay di svariate ore e che finalmente, a parer mio, giustificano in pieno l’acquisto di un visore. Se non lo avete mai provato prima è davvero difficile farvi capire il livello di profondità in cui è possibile immergersi senza però mai estraniarsi totalmente. Avete pur sempre un cavo a cui stare attenti e della costosa attrezzatura tutta attorno a voi, già solo per questo sono abbastanza convinto che il rischio alienazione sia decisamente scansato. Discorso diverso per quanto riguarda il motion sickness. Io ad esempio non ne soffro, o quantomeno mi ci sto abituando molto velocemente; la mia ragazza ha scoperto invece che è sensibile alla cosa e dopo un’oretta deve smettere di giocare. Insomma, se avete modo di provarlo anche solo per valutare un’eventuale nausea, fatelo e poi pensate seriamente all’acquisto nel caso in cui il vostro hardware possa supportare la VR: difficilmente ve ne pentirete.